Dopo il successone di critica e pubblico che è stato Martyrs nel 2008, quest’anno Pascal Laugier ritorna con un altro pugno nello stomaco: La Casa delle Bambole – Ghostland.

La storia ha tutti gli elementi classici di un horror: Beth (Crystal Reed) e la scontrosa sorella Vera (Anastasia Philips) si stanno trasferendo nella casa lasciata in eredità dalla defunta zia, dispersa nelle sterminate campagne del midwest americano. Una volta arrivate, le due donne scopriranno con terrore di essere state seguite, e nella notte verranno rapite e torturate da una coppia di psicopatici, formata da un omone grosso e calvo e da un travestito.

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Nonostante l’apparente linearità della vicenda, perlomeno dal punto di vista orrorifico, il film presenta un punto di svolta decisamente inusuale. Verso metà pellicola, infatti, la narrazione subirà un’ellissi temporale in avanti di anni rispetto agli avvenimenti iniziali; e vedremo una Beth ormai adulta, scrittrice affermata e di successo, terminare il suo ultimo romanzo incentrato proprio sulle torture subite in quella casa. Queste ultime, però, torneranno nella sua vita con fortissimo ed inaspettato impeto; smorzando definitivamente il sospiro di sollievo tirato a metà film.

La Casa delle Bambole è un film che spicca nel panorama degli horror moderni. Dopo un paio di decenni di monotonia nel genere, interrotta raramente da qualche ben voluta eccezione, sembra ormai che Hollywood abbia ceduto lo scettro dell’orrore in mano ai cineasti europei ed asiatici. Pascal Laugier, infatti, regala un prodotto ricco di intuizioni visive e narrative, in cui anche lo spettatore più iniziato all’horror proverà una pesante angoscia ed uscirà dalla sala soddisfatto.

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Il regista transalpino sembra dunque predisposto ad una grande e prolifica carriera, che non vediamo l’ora dia ai suoi frutti una totale maturazione.

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